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Fu “u Pagan”, barbiere con bottega a due passi dal porto, che attorno al 1880 pensò bene di ingannare il tempo tra un cliente e l’altro, puntando un vecchio cannocchiale da marina verso l’orizzonte. Avvistato qualcosa in arrivo, il precursore di chi, dopo di lui, avrebbe “letto le navi” sistematicamente e professionalmente, redigeva in più copie un “avviso” e l’affidava al ragazzo di bottega perché, anche a costo di far ritardare un taglio di capelli, lo recapitasse all’agente della compagnia armatrice e a quant’altri potevano essere interessati alla notizia. In mancanza del telefono, il modo più rapido per fare pervenire il dispaccio era la bicicletta.E alle due ruote si affidò anche il comandante Apolline Ingaramo che nel 1882 rilevò da “u Pagan” la geniale idea dell’osservatorio, perfezionandola com’era giusto che fosse per un’iniziativa che prometteva di crescere e interessare sempre più. Il punto di avvistamento divenne così un chiosco di legno all’inizio di via Jacopo Ruffini, proprio all’altezza dell'mboccatura del porto. E il ragazzo-staffetta fu sostituito da una mezza dozzina di fattorini che, pedalando appunto, portavano agli abbonati messaggi poligrafati relativi alle previsioni di arrivo e di partenza, agli ormeggi, alle caratteristiche delle navi e al tipo di carico. Era qualcosa che si aggiungeva al servizio reso al porto e ai suoi operatori mediante la segnalazione con un dischetto, colorato a seconda della nazionalità e fissato sul chiosco in modo che fosse visto agevolmente dalle banchine del porto, di ogni nave che si profilava all’orizzonte. Poi venne il telefono a snellire parecchio l’informazione, e soprattutto arrivò da Berceto, in provincia di Parma, Giuseppe Anelli, aspirante mozzo per emigrare come sperava nelle Americhe, il quale anziché imbarcarsi preferì mettersi al servizio del comandante Ingaramo, divenendone successivamente socio e potenziale successore. Ciò avvenne nel 1911, e Anelli, con una nutrita schiera di famiglia, si diede allora ancora più da fare per incrementare e perfezionare ulteriormente la sempre più apprezzata attività. I foglietti ciclostilati distribuiti di volta in volta dai fattorini stavano ormai facendo il loro tempo, e non ci vollero molti anni perché essi si tramutassero in un vero e proprio quotidiano, fino ad arrivare ai giorni nostri e alla digitalizzazione del servizio.
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